Il clima cambia. Il genius loci anche. E il turismo?

Costruire destinazioni resilienti tra memoria, visione e infrastrutture

In un recente articolo di Cecilia Rosa, pubblicato su Il Giornale dell’Architettura, l’architetto e critico Hans Ibelings pone una domanda che ci riguarda tutti: se cambia il clima, può restare immutato il genius loci?
La risposta è no. Eppure, troppo sovente, chi si occupa di turismo fatica a tenere insieme il cambiamento ambientale, l’identità dei territori e la pianificazione urbana.

Quello che serve oggi è uno sguardo più lungo e più integrato.
Non basta più promuovere una destinazione: occorre progettarla. Non si tratta solo di marketing, ma di governance. Di alleanze.

Dalla promozione alla pianificazione: il turismo ha bisogno di urbanisti

Come architetto, giornalista e progettista di trame territoriali, osservo da tempo quanto sia strategica — e spesso sottovalutata — la relazione tra turismo e pianificazione.
Nel dibattito sulle destinazioni turistiche si parla sovente di narrazione, ma troppo poco di infrastrutture, mobilità dolce, spazi pubblici, politiche abitative, accessibilità, raffrescamento urbano. Elementi che definiscono la qualità di vita di chi abita un territorio e di chi lo visita.

Un masterplan turistico che guardi a vent’anni non è un vezzo: è una necessità.
Serve a garantire coerenza, identità, servizi, vivibilità. Serve a evitare che le destinazioni si esauriscano nella breve durata e restino ostaggio dei numeri stagionali.

Infernot, crutin e cattedrali sotterranee: un patrimonio da rileggere

In Monferrato, i crutin e gli infernot raccontano una sapienza costruttiva antica: scavare nella pietra da cantone per conservare il vino al fresco, senza bisogno di energia.
Molti sono oggi visitabili, altri ancora in uso quotidiano. È un modello edilizio che agisce per sottrazione, in dialogo con il clima, il suolo, la cultura materiale. Un esempio prezioso di come l’architettura possa essere strumento di adattamento ambientale e valorizzazione turistica al tempo stesso.

Anche le grandi cattedrali sotterranee, cantine monumentali diventate simbolo dell’Unesco nei Paesaggi vitivinicoli del Piemonte, sono più di attrazioni commerciali: potrebbero diventare luoghi sociali, rifugi dal caldo, spazi di raffrescamento collettivo. In tempi di crisi climatica, questa dimensione pubblica e adattiva andrebbe esplorata.

Verso un turismo climatico-sensibile

La sfida oggi è ripensare la destinazione come ecosistema vivo.
Coinvolgere fin dall’inizio chi si occupa di urbanistica, lavori pubblici, reti energetiche e trasporti è fondamentale. Le aree interne, in particolare, hanno bisogno di infrastrutture adeguate per non restare tagliate fuori dal futuro.

Ci stiamo chiedendo abbastanza se i nostri territori sono pronti a cambiare?
Stiamo ascoltando tutte le voci giuste?
Progettare il turismo significa assumersi una responsabilità collettiva. E forse, restituire un nuovo genius loci ai luoghi che cambiano.

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